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2020-02-28 12:01:49
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Il vivere in "full immersion" nella natura, secondo quanto riscontrato attraverso le varie proposte formulate in questi anni, permette ai giovani di riscoprire l'ambiente, la storia, la cultura come "palestra viva di vita" in cui la persona, sperimentando il proprio agire in relazione con l'esterno e con gli altri, percepisce se stesso, il proprio corpo e il proprio comportamento quale frutto della libertà di pensare, di volere, di apprendere.

Oggi giorno i modelli imperanti pongono l'attesa o il desiderio delle cose e dell'altro come immediate rispondenze alla persona, come proposte che possono essere risolte nell'immaginario piuttosto che nella esperienza concreta.

La corporeità, l'azione, la ricerca non sono più collocati nell'apprendimento a volere e a determinarsi, ma sono bay-passati come ostacoli alla possibilità di raggiungere il rapido soddisfacimento del desiderio.

E il criterio educativo che sembra sempre più diffondersi propone di sostituire al "fare le cose" l' "apprendimento di cose", con il diffondersi di quell'ansia (senso di estraneità) che nasce dall'esclusione del possesso delle cose stesse o da una loro veloce e insaziabile sostituzione.

I campus di lavoro, i trekking, le sfide (il Challenge) o le ricerche in ambiente naturale, da un lato rispondono a delle evidenti richieste di carattere psico-pedagogico, dall'altro riconsiderano l'apprendimento, nel senso più ampio del termine, inserito in un progetto nel quale lo studente si identifica e al quale collabora attivamente, rendendolo possibile e quindi, in ultima analisi, significativo, ovvero capace di senso.

Campus Mt. Tomba 2018

Orto dei semplici elbani

Video I.I.S. "A. Palladio"